ASSETTO ESTERNO DELLA BASILICA
Oggi La chiesa è preceduta da un piazzale, voluto da papa Pio IX, ove si trova una colonna sormontata dalla statua bronzea raffigurante San Lorenzo, opera di Stefano Galletti del 1865. Affiancano la chiesa, il monastero ed il campanile in stile romanico (XII secolo).
La facciata, in laterizio con tre finestre, è stata ricostruita dopo i bombardamenti del 1943. Essa era interamente ricoperta di mosaici, andati per la maggior parte perduti: sono rimasti alcuni frammenti, che riproducono Cristo Agnello e la Presentazione di Pietro di Courtenay a san Lorenzo.
Esaminando le incisioni conosciute del Piranesi e un disegno di un anonimo olandese del secolo XVIII, vediamo una visione di colore locale attorno a S. Lorenzo. Fino a questo tempo sorgeva di fronte alla basilica un’altura rocciosa, per cui il tempio appariva, come era realmente, incassato nel colle. Tale ossatura schistosa andava mano mano decrescendo verso est, fino al portico, e verso sud, fino al piano dell’attuale ingresso principale al cimitero. Sorgevano inoltre, sparsi qua e là, avanzi di grosse muraglie, che circondavano la basilica a guisa di castello e che ricordavano l’antica Laurenziopoli o Castro Laureuziano.
Quelle rovine, in parte, erano gli avanzi di un antico portico che dalla porta Tiburtina conduceva alla basifica. Di tale opera rimane memoria in Anastasio bibliotecario, quando dice che Adriano I (772-795) restaurò il portico e che Benedetto III (855-858) fece altrettanto. Serviva a difendere dalle intemperie e dai raggi del sole i pellegrini, che si recavano al santuario laurenziano, ad imitazione delle portiche, che conducevano a S. Pietro e a S. Paolo.
Queste rovine col monte antistante alla basilica furono dunque sgombre all’inizio del secolo XVIII dal cardinale Pietro Ottoboni, abate commendatario di S. Lorenzo, facilitando così l’accesso al tempio. Ecco l’iscrizione, andata smarrita, ma conservata dagli storici.
Quelle rovine, in parte, erano gli avanzi di un antico portico che dalla porta Tiburtina conduceva alla basifica. Di tale opera rimane memoria in Anastasio bibliotecario, quando dice che Adriano I (772-795) restaurò il portico e che Benedetto III (855-858) fece altrettanto. Serviva a difendere dalle intemperie e dai raggi del sole i pellegrini, che si recavano al santuario laurenziano, ad imitazione delle portiche, che conducevano a S. Pietro e a S. Paolo.
Queste rovine col monte antistante alla basilica furono dunque sgombre all’inizio del secolo XVIII dal cardinale Pietro Ottoboni, abate commendatario di S. Lorenzo, facilitando così l’accesso al tempio. Ecco l’iscrizione, andata smarrita, ma conservata dagli storici.
CLEMENTE XI P. M.
PETRO CARD. OTTOBONO
PERP. COMMENDATARIO
PROSPECTUM BASILICAE
S.LAURENTII
COLUMNA ERECTA
STRATISQUE PARIETINIS
PEREGRINANTIUM VOTIS
APERUERE
ABBAS ET CANONICI REG.
ANNO D. MDCCIV.
PETRO CARD. OTTOBONO
PERP. COMMENDATARIO
PROSPECTUM BASILICAE
S.LAURENTII
COLUMNA ERECTA
STRATISQUE PARIETINIS
PEREGRINANTIUM VOTIS
APERUERE
ABBAS ET CANONICI REG.
ANNO D. MDCCIV.
Sopra una base e piedistallo di travertino si alzava una colonna di granito, sormontata da un triangolo e nel vertice del globo una croce. Lo stemma di Clemente XI, Albani, formato da una stella e tre monti, era scolpito nel dado della colonna con l’iscrizione, che abbiamo riportata.
Due altri basamenti, che culminavano con i tre monti e la stella di ferro, rappresentavano lo stesso stemma degli Albani e fiancheggiavano la colonna, che era nel centro.
La piccola, spianata era racchiusa tutto intorno da cippi di travertino. Dal lato sinistro della basilica, ove si erge ora il muraglione che frena la collina del Pincetto, si vedeva un grande portale di pietra, ed era l’ingresso ad una vigna appartenente al monastero.
Due altri basamenti, che culminavano con i tre monti e la stella di ferro, rappresentavano lo stesso stemma degli Albani e fiancheggiavano la colonna, che era nel centro.
La piccola, spianata era racchiusa tutto intorno da cippi di travertino. Dal lato sinistro della basilica, ove si erge ora il muraglione che frena la collina del Pincetto, si vedeva un grande portale di pietra, ed era l’ingresso ad una vigna appartenente al monastero.
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Ottobre 2009 14:37)
