IL PORTICO

Indice
IL PORTICO
Gli Affreschi del Portico
Parete Sinistra
Parete centrale
Parete di Destra
I Sarcofagi e gli Stemmi
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basilica00007 Entrando dall’attuale prospetto che guarda ad ovest, cioè verso le mura della città, la basilica è preceduta da un portico, formato da due pilastri alle estremità appoggiati ai muri laterali, e da sei colonne intermedie, sorreggenti la trabeazione, sulla quale poggia il tetto spiovente, che deve essere stato, nel restauro di Pio IX un poco portato in avanti, coprendo la cornice. Le colonne sono di diverso materiale disposte però con studiata simmetria le due vicine ai pilastri lisce, di marmo bigio, di 0,57 di diam.; le altre quattro tortili, due di bianco e due di paonazzetto, la seconda e la quinta di 0,61, la terza e là quarta di 0,71 diam.; evidentemente sono di spoglio, prese da qualche antico monumento, forse dalla stessa basilica, e ritagliate per ottenere un’altezza uniforme; insistono su alte basi a forma di cippo; sorreggono eleganti capitelli ionici (come sempre in questi portici di chiese romane: San Giorgio al Velabro, SS. Giovanni e Paolo, San Lorenzo in Lucina, cattedrale di Terracina; i pilastri estremi non portano capitelli, come in alcuni dei monumenti su indicati ma semplici listelli. L’architrave è liscio, in marmo bianco, sormontato da una bassa cornice ornata di fuseruole e di una gola rovescia decorata con un motivo a tridente alternato con una foglia a forma di cuore. L’alto fregio è ornato nella tipica maniera dei marmorari, come si vede ad esempio nei chiostri di San Giovanni e di San Paolo, con tondi di porfido collegati da fasce che corrono intorno ad essi e si stendono orizzontalmente; i rettangoli intermedi con i lati minori curvilinei, portano ornati in mosaico di pietra e smalto a scacchi; al disopra dell’intercolunnio centrale nei due tondi, invece di formelle di porfido, ci sono due agnelli in mosaico, che reggono croci astate, e quello di destra ha anche vicino un calice; nel rettangolo tra di essi c’è il consueto motivo di rombi di porfido intramezzati da mosaici. Nel rettangolo di sinistra, su fondo d’oro, si vedonsi tre bustini in mosaico: nel mezzo Cristo col nimbo crocisegnato, a sinistra S Ciriaca, a destra S. Stefano che ha intorno al capo quattro sassi, segno della sua lapidazione nel rettangolo di destra si vede la mezza figura di S. Lorenzo (SCS LAUR), che regge nella destra, come diacono, la croce asti1e, segue un vescovo, che è il papa Onorio III (HONORIUS PP III); dietro a questi sta inginocchiato un uomo, di minori proporzioni, non tonsurato, con capelli neri, tunica manicata rosso bruna, scarpe rosse, che congiunge le mani in preghiera: alcuni affermano sia il conte Pietro de Courtenay (che fu incoronato imperatore di Bisanzio da Onorio III il 9 aprile 1217 nella basilica di San Lorenzo), ma non ha nessuna insegna del suo grado e veste il costume civile; altri dicono si tratti dell’artista esecutore dell’opera o il committente.
Ricchissima è la cornice, tutta ornata da volute a V, rovesciato che forma alternativamente tanti rettangoli in alto e in basso, riempiti con variatissimi motivi di foglie, pannocchie, palmette; la cimasa è interrotta a distanze regolari da teste leonine, che dovevano essere le docce del tetto; accanto alte teste angolari vi sono due scimmiette accovacciate. Il tutto coronato da un listello piatto, sporgente, che fungeva da gocciolatoio.
Il portico è andato quasi completamente distrutto rimangono, fortemente sbandati in fuori i pilastri laterali e la parte di trabeazione sovrastante; cornici, architrave, sono infranti e i mosaici perduti, tranne un frammento con le figure di Onorio III e dell’uomo inginocchiato a lui vicino. Il tetto è pure caduto. Il danno è stato prodotto dai crollo della parte superiore della facciata, che per lo scoppio della bomba nell’interno della chiesa è stata gettata in avanti.
Ai disopra del tetto si innalzava la facciata; antiche stampe e disegni ce la mostrano qual era prima del restauro ottocentesco, con tre finestre centinate alle quali erano adattate bifore marmoree gotiche quattrocentesche; tra essa erano murati tre stemmi d’Aragona, del card. Carafa e di Giulio II, oggi collocati nel portico sottostante. La parte superiore della facciata era sgusciata in fuori e sormontata da un’alta fascia in piano. Nel restauro di Pio IX furono tolte le mostre marmoree e delle finestre e creato un forte guscio aggettante in avanti e sui lati; il prospetto fu affrescato da Silvestro Capparoni e da Alessandro Mantovani, guidati dall’arc. Vespignani (che diresse tutto il restauro) e da G. B. De Rossi.
Nel guscio, entro medaglioni, tra fregi pseudocomateschi, il Mantovani aveva dipinte il Salvatore e i santi Ciriaca, Ippolito, Stefano, Lorenzo, Giustino e Cirilla; e il Capparoni tra le finestre, da sinistra, su fondo d’oro, le figure in piedi di Costantino con Pelagio II, di Onorio III, di Pio IX, di Sisto III con Adriano I; nei lati la fenice simbolo dell’immortalità. I dipinti eseguiti intorno al 1865, erano alquanto danneggiati dalle intemperie; sono ora andati del tutto perduti. I sette intercolunni sono chiusi con cancellate di ferro, moderne, di semplice disegno. Si scende all’interno dell’atrio per mezzo di tre gradini. Nella parete di fondo si aprono tre porte, corrispondenti alle tre navate; quella centrale ha al basso degli stipiti i consueti leoni. E’certo che il portico, il cui tetto appare all’interno con le travature in vista, era in origine coperto da un soffitto in piano; che nascondeva la parte superiore delle pareti, priva di qualsiasi ornato, mentre la zona inferiore è tutta decorata con affreschi, disposti su due o tre fasce sovrapposte.



Ultimo aggiornamento (Giovedì 01 Ottobre 2009 15:36)