Breve storia
La basilica di San Lorenzo fuori le mura è comunemente nota sotto la denominazione di San Lorenzo al Verano da quell'« ager Veranus », proprietà terriera di un Lucius Verus (onde il nome della zona) che, con molte altre, si estendeva ai lati della Tiburtina, strada che, così come le numerose vie secondarie che da essa si ramificavano, era fiancheggiata da mausolei e tombe, cui si aggiunsero i cimiteri cristiani di Ciriaca, di S. Ippolito, di Novaziano. Il primo di questi complessi catacombali assunse grande importanza perché luogo di sepoltura del santo diacono Lorenzo che nel 258, sotto Valeriano, aveva subito il martirio. Dal tempo di Costantino si intensificarono sempre più i pellegrinaggi al sepolcro del martire, reso più sontuoso dall'imperatore, che isolò la tomba, ne chiuse le aperture con grate d'argento, scavò nel tufo un'abside a recingerla, onde l'area catacombale divenne la più splendida tra i sepolcri dei martiri a Roma. Verso il 330 Costantino poi eresse sul Verano una vera e propria basilica, completamente autonoma dal « martyrium» sotterraneo, come hanno chiarito gli scavi condotti in più riprese dal 1863 al 1957: spaziosa, atta ad accogliere folle di fedeli, fu questa la basilica « maior » di cui parlano gli antichi testi, maggiore appunto rispetto al sotterraneo, nel quale si continuò in opere di abbellimento anche nel V secolo, momento in cui alcuni papi, quali Zosimo, Sisto III (che aveva arricchito di lastre di porfido e cancelli argentei un altare eretto presso la tomba già dalla fine del IV secolo) e Ilaro prescelsero quel luogo veneratissimo per loro sepoltura. La costruzione di un battistero e di alcuni oratori contigui rese sempre più ricco e importante il santuario laurenziano cui conduceva un lungo portico che partiva da Porta Tiburtina.
Si giunge così al tempo di papa Pelagio II (579-590) il quale, vista la basilica costantiniana fatiscente per infiltrazioni di acqua e minacciata, così come la zona del «martyrium» sotterraneo, dalle frane della contigua collina, decide un rinnovamento radicale costruendo una nuova chiesa, non rifacimento di quella costantiniana ma indipendente, basilica ad corpus, cioè sopra la tomba del santo, accanto al quale pare sia stato appunto Pelagio a seppellire le venerate spoglie di S. Stefano, riportate a Roma da Bisanzio. Per rendere l'edificio più sicuro e luminoso il Papa pianeggiò la zona, e per renderlo più bello si servì anche di molto materiale di spoglio tratto da monumenti imperiali. A tre navate con matronei, la costruzione lasciò intatta, dietro l'abside, un'area catacombale retrostante a quella della tomba del Santo, forse luogo di sepoltura dei Santi Abondio e Ireneo, e la rese visibile attraverso grandi finestre aperte nell'abside stessa.
Sia la basilica di Pelagio che quella costantiniana suscitano cure e abbellimenti dei Pontefici, quali Adriano I e Leone IV, finché dalla metà del IX secolo cade in disuso - a giudicare dalla scarsezza dei documenti - la basilica maior, mentre si curano sempre quella pelagiana e il suo rapporto con la retrostante area ("retro sanctos ") che vien munita di nuovi muri, affrescati.
Durante i secoli dell'alto medioevo intorno alla basilica extraurbana, e perciò più esposta alle scorrerie di barbari e predoni (già in precedenza Vandali e Longobardi avevano provocato guasti nella chiesa di Costantino) sorse una vera e propria cittadella conventuale, che andò via via ampliandosi nel pieno medioevo: cinta da mura e da torri di difesa, la «Laurenziopoli» si presentava come forte baluardo munito. Di essa restano oggi il chiostro romanico, il robusto campanile e un'altra torre, usata come sepoltura dei Cappuccini custodi della basilica dal 1855: essi per volontà di Pio IX subentrarono ai Canonici lateranensi che a lor volta avevano, nel 1511, sostituito i Benedettini.
Si giunge così al tempo di papa Pelagio II (579-590) il quale, vista la basilica costantiniana fatiscente per infiltrazioni di acqua e minacciata, così come la zona del «martyrium» sotterraneo, dalle frane della contigua collina, decide un rinnovamento radicale costruendo una nuova chiesa, non rifacimento di quella costantiniana ma indipendente, basilica ad corpus, cioè sopra la tomba del santo, accanto al quale pare sia stato appunto Pelagio a seppellire le venerate spoglie di S. Stefano, riportate a Roma da Bisanzio. Per rendere l'edificio più sicuro e luminoso il Papa pianeggiò la zona, e per renderlo più bello si servì anche di molto materiale di spoglio tratto da monumenti imperiali. A tre navate con matronei, la costruzione lasciò intatta, dietro l'abside, un'area catacombale retrostante a quella della tomba del Santo, forse luogo di sepoltura dei Santi Abondio e Ireneo, e la rese visibile attraverso grandi finestre aperte nell'abside stessa.
Sia la basilica di Pelagio che quella costantiniana suscitano cure e abbellimenti dei Pontefici, quali Adriano I e Leone IV, finché dalla metà del IX secolo cade in disuso - a giudicare dalla scarsezza dei documenti - la basilica maior, mentre si curano sempre quella pelagiana e il suo rapporto con la retrostante area ("retro sanctos ") che vien munita di nuovi muri, affrescati.
Durante i secoli dell'alto medioevo intorno alla basilica extraurbana, e perciò più esposta alle scorrerie di barbari e predoni (già in precedenza Vandali e Longobardi avevano provocato guasti nella chiesa di Costantino) sorse una vera e propria cittadella conventuale, che andò via via ampliandosi nel pieno medioevo: cinta da mura e da torri di difesa, la «Laurenziopoli» si presentava come forte baluardo munito. Di essa restano oggi il chiostro romanico, il robusto campanile e un'altra torre, usata come sepoltura dei Cappuccini custodi della basilica dal 1855: essi per volontà di Pio IX subentrarono ai Canonici lateranensi che a lor volta avevano, nel 1511, sostituito i Benedettini.
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Ultimo aggiornamento (Giovedì 06 Agosto 2009 14:26)



