L'INTERNO DELLA BASILICA

internoDal portico si scende nella basilica per quattro gradini. La chiesa è a tre navate, divise da undici colonne per lato, cinque di granito rosso, quattro di granito egizio sette di granito bigio, sei di cipollino, una delle quali di grande rarità per le sue bellissime macchie. Vario diametro delle colonne, che sono evidentemente di spoglio, e oscilla tra cm.75 ed 85; le ultime tre su ogni lato hanno 1,10 di diametro e sono collocate su basi di due pezzi ciascuna, mentre le altre basi sono di un sol pezzo. La nave centrale è larga da m. 10,75 a 11,20; quella di destra da 3,98 a 4,30; quella di sinistra da 4 a 4,50. Le due colonne dietro gli amboni (all’ottavo posto), essendo più corte, furono poste su basi a cippo come quelle del portico esterno. I capitelli ionici, di fattura medioevale, corrispondono perfettamente ai vani diametri dei collarini delle sottostanti colonne, per le quali sicuramente furono eseguiti. E’ noto che nell’occhio delle volute dell’ottavo capitello a destra sono scolpite una rana ed una lucertola, e che il Winckelmann volle riferire a quegli animali il racconto di Plinio, secondo il quale due architetti spartani, Batraco e Sauro, chiamati a costruire due templi nel portico di Metello, avrebbero offerto gratuitamente l’opera, pur di poter iscrivere il proprio, nome su quegli edifici, e che ciò non essendo stato loro concesso, ricorsero al ripiego di porveli emblematicamente, scolpendo in spiris columnarum una rana (batracos) e una lucertola (sauros). Ma i due capitelli di S. Lorenzo non sono antichi, ma di evidente lavoro medioevale, come il Cattaneo per primo ben giudicò, e la spiegazione del Winckelmann, accettata dal Venuti, dal Nibby e da tanti altri (ma non dal De Rossi), cade senz’altro.
Al di sopra dei capitelli poggia un architrave in marmo bianco; la cornice è formata da una fitta serie di mensole marmoree reggenti una cimasa.
Nella zona di parete sopra la trabeazione, nel restauro ottocentesco furono dipinti otto grandi quadri rettangolari, a fresco; non direttamente sul muro medioevale, ma su un rivestimento di esso fatto di mattoni in foglio, evidentemente per ottenere una superficie piana e regolare, mentre la cortina antica era alquanto danneggiata, ed anche per ovviare ai danni dell’umidità, poiché i vecchi muri dovevano essere salnitrati. Ciò ha contribuito, allo scoppiar della bomba, alla perdita di gran parte di quei dipinti, essendosi il muro in foglio distaccato dalla parete a cui male aderiva. Al disopra di questa zona si apre una serie di finestre centinate, corrispondenti ad ogni intercolunnio, che nel restauro erano state chiuse alternativamente. Le finestre sono alte m. 2,39, larghe 1,30 di luce, e 1,88 alla ghiera esterna; gli intercolunni oscillano tra metri 2,97, 3,08, 3,10, 3,22; gli ultimi due a destra e a sinistra, fra le ultime colonne e i pilastri dell’arco trionfale misurano 3,60 e 3,90; l’altezza totale della navata, dal piano del pavimento alla risega sotto il tetto misura in. 15,63; suddivisi in m.8,28 da terra alla cornice della trabeazione, e m. 17,35 da questa alla risega.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 02 Ottobre 2009 14:45)