TETTO
La navata centrale era coperta da un tetto, con le capriate in vista, tutto decorato con palmette fuseruole e fogliami su fondo giallo oro. Si era creduto così nel restauro ottocentesco di ricostruire la primitiva forma della copertura della basilica, la quale era forse tale nel rifacimento onoriano, ma anteriormente doveva, come tutte le basiliche, avere un soffittò a lacunari. La bomba è caduta sul tetto sfondandolo, e facendo cadere l’ottava capriata; la corda, i puntoni, il monaco e i saettoni, essendo collegati con chiavarde di ferro, tutta la capriata è caduta senza scomporsi; così pure sono cadute la prima e la seconda. Le capriate e il materiale che formava la tessitura e il manto esterno dei tetto, cadendo si sono trasformati in tanti proiettili che hanno colpito capitelli, mensole, colonne, infrangendoli e mutilandoli.
Nelle vecchie incisioni si vede nella nave centrale un soffitto a cassettoni esagoni. Un tempo vi si leggeva a lettere dorate il nome del card. Oliviero Carafa che l’aveva fatto fare nel 1492; il suo stemma, dapprima sulla facciata ed ora nel portico; egli era abate commendatario del convento. Il Severano dice che al principio del sec. XVII il soffitto fatiscente fu rifatto dal card. abate Filippo Boncompagni e dal card. Giacomo Rospigliosi; i cassettoni esagonali sembrano infatti lavoro seicentesco.
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